Insegnare ai bambini le regole per non sprecare l’acqua

bottiglie di plasticaA tutti i bambini piace giocare con l’acqua, ed è giusto che sia così, perché è davvero divertente. Ammetto che, delle volte, quando sento che il piccolo gioca in bagno facendo fare il bagno alla metà dei suoi animali – e, credetemi, sono davvero tanti – aspetto un po’ prima di arrivare in bagno sorpresa e chiudere l’acqua. Nonostante questo, sentiamo la responsabilità di sensibilizzare i bambini al rispetto delle risorse del nostro Pianeta, acqua compresa.

Lo sapete che in alcuni villaggi dell’Amazzonia amano così tanto l’acqua che quando inizia a piovere i bambini vengono mandati fuori a giocare sotto la pioggia? Dicono che sia un modo per far capire loro quanto sia importante l’acqua. Ora: noi magari questa cosa non la faremo mai (o magari sì?), ma possiamo insegnare ai bambini l’importanza dell’acqua anche in altri modi.

Le regole per il rispetto e il risparmio dell’acqua andrebbero trasmesse da subito, fin dalla tenera età; così come si insegna al bambino a non buttare in terra le cartacce, e a dire sempre ‘grazie e per favore’: le regole sull’acqua fanno parte dell’educazione ambientale, che non è meno importante di altri aspetti, ma la completa e la arricchisce.

Certo ai bambini alcuni concetti non sono facili da insegnare: a loro non importa sapere il livello delle scorte d’acqua, o quanti litri si consumano per produrre un determinato cibo. I bambini sono più diretti, hanno bisogno di concetti semplici ed esempi pratici.

Io dico spesso ai miei figli che l’acqua non va fatta scorrere inutilmente, ma va chiusa non appena non serve più. Come quando è il momento di lavarsi denti: sanno che l’acqua si usa solo alla fine, per sciacquarsi.

Un’altra abitudine che sto cercando di trasmettere è quella di fare la doccia al posto del bagno, e per farlo in maniera divertente siamo arrivati ad usare la maschera da sub per non bagnarci gli occhi, perché una famiglia deve sopravvivere e cerca di tutto per farlo nel modo più divertente possibile.

Quest’anno che i bambini sono un po’ più grandi ho pensato di coinvolgerli in un giochino che farà capire loro quanto l’acqua sia importante: affiderò loro una piantina ciascuno, che dovranno curare e innaffiare se non vorranno buttarla morta e secca, e spero di far capire loro che l’acqua è vita e proprio per questo non può essere sprecata.

Ci sono dei ‘trucchetti’ per diminuire lo spreco di acqua:

– ricordarsi di chiudere sempre il rubinetto: quando ci si lava i denti, o si fa la barba;

– lavarsi le mani insaponandole a secco, e sciacquarle solo dopo averle strofinate;

– non tirare lo scarico di notte, se si fa la pipì;

– sotto la doccia, chiudere il rubinetto mentre si insaponano i capelli;

– riparare i rubinetti, in modo che non perdano (una sola goccia di acqua persa ogni due secondi, può farci sprecare 200 litri di acqua al mese).

E voi avete trucchi e consigli per insegnare ai bambini a non sprecare l’acqua?

 

Fonte: www.mammafelice.it

Bottiglie di plastica, quante volte possiamo riempirle senza rischi per la salute?

bottiglie di plasticaI contenitori in Pet per bevande o acqua non sono stati pensati per essere riutilizzati una seconda volta. Non è solo un problema di igiene: con il tempo, infatti, perdono le loro caratteristiche chimiche e fisiche.

Capita a tutti di riempire con l’acqua del rubinetto la bottiglietta comprata al bar o alle macchinette automatiche. Ma quante volte possiamo riutilizzarla prima che perda le sue caratteristiche chimiche e fisiche e possa causare danni alla nostra salute? Quale è il contenitore che conserva meglio le nostre bevande? E cosa indicano i numeri che troviamo sul fondo delle bottiglie? Lo abbiamo chiesto a Giorgia Spigno, docente alla Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’università Cattolica di Piacenza ed esperta di food packaging.

Si possono riutilizzare? Diciamolo subito: le bottiglie di plastica tradizionali in Pet (polietilentereftalato) non dovrebbero essere riutilizzate una seconda volta. “Quando il consumatore la compra, non conosce la sua storia: non sa se è stata esposta a fonti di calore o a temperature troppo basse che alterano alcune proprietà della plastica, come la resistenza meccanica o la capacità di permettere il passaggio dei gas”, spiega Spigno. Ma il problema principale del loro riutilizzo è l’igiene. “La maggior parte delle volte beviamo direttamente dalla bottiglia, soprattutto se è quella da mezzo litro. Una abitudine che non garantisce la sicurezza igienica per i liquidi che successivamente metteremo in quel contenitore. Gli odori sgradevoli che a volte sentiamo sono dovuti proprio alla contaminazione microbiologica che abbiamo causato con il contatto con la nostra bocca”. Una accortezza potrebbe essere quella di lavare la bottiglietta anche se, come ricorda l'esperta, “non sono progettate per essere riutilizzate ma per contenere l’acqua fino a che il consumatore non la beve”.

Le sostanze nocive. Le bottiglie tradizionali sono realizzate in Pet: con il calore questa sostanza si potrebbe degradare e rilasciare acetaldeide e antimonio. Secondo le disposizioni dell’Unione Europea, il limite massimo consentito di acetaldeide è di 6 milligrammi per Kg di alimento. Una soglia che nelle nostre bottigliette è rispettata. L’antimonio si sprigiona, invece, solo al contatto con liquidi bollenti o nel microonde.

Un discorso a parte va fatto sul bpa (bisfenolo-A), una sostanza chimica usata insieme al policarbonato per produrre bottiglie per bibite, biberon e stoviglie di plastica. Non si può escludere che il bpa possa finire nelle bevande e nei cibi che mangiamo. Ad aprile l’Efsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha deciso di istituire un gruppo di lavoro formato da esperti internazionali per valutare gli effetti del bisfenolo-A.

La decisione è stata presa in seguito a un rapporto dell’Istituto nazionale olandese per la sanità e l’ambiente, che solleva timori in merito agli effetti del bpa sul sistema immunitario di feti e bambini. Già nel dicembre 2014 l’Efsa aveva ridotto la dose giornaliera tollerabile per il bpa da 50 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno a 4 µg/kg. È una dose temporanea, in attesa che nuovi studi, come quello del National Toxicology Program statunitense, siano disponibili. L’Efsa, infatti, si è impegnata a valutare di nuovo il bpa nel 2017. Per il momento, l’unica raccomandazione è quella di ridurre la propria esposizione al bpa da alimenti e altre fonti.

Il numero sotto le bottiglie. Un falso mito riguarda, invece, il numero che alcune marche di acqua minerale mettono sul fondo della bottiglia: non indica le volte in cui possiamo riutilizzarla. “Si riferisce al tipo di plastica. In alcune città, infatti, il sistema di raccolta dei rifiuti permette di separare le diverse plastiche”, continua Spigno.

Come ha stabilito una direttiva europea, ad ogni numero corrisponde una composizione specifica.

01 – polietilene tereftalato (o arnite), utilizzato per le bottiglie di acqua

02 – polietilene ad alta densità, per i detersivi e i vasetti di yogurt

03 – cloruro di polivinile, per i contenitori alimentari

04 – polietilene a bassa densità, per i sacchetti di cibo congelato

05 – polipropilene, per le bottiglie di salse

06 – polistirene, per i bicchieri di carta

07 – per tutti gli altri tipi di plastica

Il contenitore migliore. Una alternativa alle bottigliette di plastica sono le classiche bisacce. “Sono concepite per un uso ripetuto. Dobbiamo però stare attenti a non romperle: se all’interno ci sono delle microfratture, sarebbe meglio non utilizzarle più”. In alternativa, possiamo comprare delle bottiglie di vetro leggere che non presentano controindicazioni.

 

Fonte: canali.kataweb.it (di Maria Gabriella Lanza)

Le virtù dell'acqua di rubinetto

news impianto

Sicurezza e qualità al servizio del cittadino

L'acqua distribuita da Acquedotto Pugliese è sana, sicura e di elevata qualità. Soddisfa pienamente i requisiti richiesti dalla legislazione per l'acqua destinata al consumo umano ed è sottoposta ad un costante, capillare controllo lungo tutta la rete servita.

I laboratori: garanzia di qualità

I parametri chimici e microbiologici monitorati da Acquedotto Pugliese ogni anno sono oltre 390 mila. La risorsa viene controllata negli impianti di trattamento e nei 6 laboratori dislocati sul territorio (Bari, Taranto, Brindisi, Lecce, Foggia e Vieste). Alcuni principali indicatori di potabilità sono, inoltre, controllati in tempo reale attraverso un sistema di telecontrollo lungo la rete, costituito da oltre 3.500 sensori. La purezza dell'acqua è, infine, garantita da ulteriori stazioni di disinfezione complementari, posizionate sui principali nodi della rete. 

L'Acquedotto in pillole

L'Acquedotto Pugliese SpA (altrimenti conosciuta con il suo acronimo AQP) - con reti idriche per oltre 24.000 chilometri (trenta volte la lunghezza del Po), circa 18.000 chilometri di reti fognarie e 187 depuratori - è fra le più imponenti opere d'ingegneria idraulica mai realizzate al mondo. La più grande realtà del servizio idrico integrato nel meridione d'Italia e tra i maggiori player in Europa. Una grande impresa pubblica, interamente controllata dalla Regione Puglia, con un fatturato nel 2014 di 479 milioni di Euro e 40 milioni di utili. Nel 2009 Acquedotto Pugliese acquisisce ASECO SpA, azienda leader nel compostaggio. AQP serve oltre 4 milioni di abitanti ed è presente sul territorio con circa 60 punti di assistenza al cliente e un servizio di contact center 24 ore su 24. Circa 2.000 professionisti del settore, di cui 140 ingegneri specializzati e 80 tecnici di laboratorio -uniti ad una capacità gestionale in un contesto costituito da una struttura interconnessa di acquedotti - fanno di Acquedotto Pugliese l'interlocutore ideale per la gestione di sistemi idrici complessi. Acquedotto Pugliese garantisce il ciclo idrico integrato in tutte le sue fasi: dalla captazione, potabilizzazione e distribuzione di acqua potabile, ai servizi di fognatura e depurazione delle acque reflue, per la Puglia e per alcuni Comuni della Campania.

 

Fonte: Acquedotto Pugliese

Consigli per l'impianto domestico

news impiantoE' buona norma seguire alcune regole quando si realizza un impianto idrico privato. Installare la riserva idrica nel piano più basso è buona norma. Per garantire l'igienicità del proprio impianto di accumulo (serbatoio o autoclave) è, inoltre necessario:

1. Sottoporre il serbatoio a pulizia almeno una volta l'anno, munirlo di scarico di fondo e di sfioratore di massimo livello.

2. Non collocare nello stesso locale né la centrale termica, né tanto meno riserve di carburante o materiali in disuso.

3. Garantire al serbatoio una capacità tale da permettere un adeguato ricambio dell'acqua accumulata.

4. In presenza di più serbatoi in batteria, collegarli in serie, in modo che lo svuotamento e il riempimento li interessi tutti in ugual misura.

5. Realizzare il serbatoio preferibilmente in acciaio inossidabile o in cemento armato.

6. Munirlodi coperchio (o passo d'uomo) ben alloggiato a chiusura ermetica in modo da impedire l'ingresso di polvere e di corpi estranei; tubo sfioratore, sifonato, ad un'estremità; piletta di scarico, montata nel punto più basso del fondo; attacco al tubo di alimentazione, dotato di saracinesca di intercettazione; bocca di aerazione corredata di dispositivo per impedire l'introduzione della polvere o di corpi estranei; due attacchi (superiore ed inferiore) per l'applicazione del tubo di livello.

7. Installare il serbatoio in modo da risultare isolato ed ispezionabile da tutti i lati su appoggi rigidi, adeguati al carico da sopportare e perfettamente in piano.

8. Stabilire la capacità complessiva in base ai consumi e alla destinazione dell'edificio.

9. Evitare la costruzione di serbatoi interrati sia all'interno sia all'esterno dello stabile, per evitare ogni possibile infiltrazione, per consentire una radicale pulizia attraverso lo scarico di fondo e per mantenere efficiente lo sfioratore di livello.

10. Evitare il collegamento diretto tra la tubazione di alimentazione del serbatoio e quella di mandata dell'autoclave, allo scopo di garantire un continuo ricambio dell'acqua nel serbatoio.

11. Consentire l'erogazione a caduta libera, visibile al di sopra del livello massimo consentito dal recipiente ricevitore, in modo che l'acqua già erogata non possa in alcun modo ritornare nel tubo adduttore. Questa è una norma fondamentale, per prevenire ogni possibilità di ritorno di acqua nella rete di distribuzione.

Fonte: Acquedotto Pugliese

Acqua, detrazioni al 50% anche per il risparmio idrico: ecco come

Non si incentiva in alcun modo il recupero e il risparmio di materia, quando va bene si parla di rinnovabili e efficienza energetica, oppure di ristrutturazioni o improbabili armadi a muro: non molti sanno però che sin dal 2008 è possibile agevolare l’acquisto – attraverso il meccanismo delle detrazioni – non solo di pompe di calore ad alta efficienza, di impianti geotermici a bassa entalpia ma anche tutti i prodotti che generalmente sono connessi all’installazione di caldaie in particolare, filtri addolcitori, sistemi di dosaggio e prodotti per il condizionamento dell’acqua sanitaria e circuiti di riscaldamento. Non solo un risparmio energetico quindi, ma, nello specifico, anche un evidente risparmio idrico.

Lo ricorda l’Associazione Aqua Italia, federata ANIMA-Confindustria, presenta le novità introdotte dalla Legge di stabilità per il 2014 che riguardano anche il comparto del trattamento dell’acqua che infatti spiega: la legge di stabilità per il 2014 (n. 147 del 27 dicembre 2013) ha prorogato fino al 31 dicembre 2014 le detrazioni delle spese per interventi di risparmio energetico e per ristrutturazione del patrimonio edilizio e ha altresì introdotto la detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe A+ finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto dell’intervento. E quindi anche quelle suddette  Le spese sono detraibili nella misura del 65% se sostenute tra il 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2014 e del 50% se sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015. In caso di interventi su parti comuni degli edifici condominiali le aliquote saranno del 65% per le spese del primo semestre 2015 e del 50% per quelle sostenute dal secondo semestre 2015 al primo semestre 2016.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni, le spese sostenute per l’acquisto di filtri addolcitori, sistemi di dosaggio e prodotti per il condizionamento dell’acqua sanitaria e circuiti di riscaldamento godono della detrazione del 50%, in caso di interventi su singole unità abitative, in ambito di una manutenzione straordinaria e, nel caso di interventi su parti comuni di edifici condominiali, nell’ambito di una manutenzione ordinaria.

In un apparente dedalo di norme e agevolazioni, quindi, i vantaggi per l’utente finale, ben assistito da installatori professionisti e aziende leader del settore, può essere concretamente rilevante ed è importante che si diffonda nella misura maggiore possibile l’informazione circa le possibilità con cui oggi, tutti gli italiani, possano avere delle abitazioni più efficienti con un importante risparmio economico e ambientale.

Fonte: www.greenreport.it